CONTRATTI A CHIAMATA SENZA SEGRETI

Il contratto di lavoro a chiamata (o intermittente o job on call) è il contratto  con il quale un lavoratore si mette a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa solo quando ne ha necessità e quindi senza una cadenza predeterminata. 

E’ vietato stipulare contratti a chiamata:

  • per sostituire lavoratori in sciopero 
  • quando nei 6 mesi precedenti sono stati effettuati licenziamenti collettivi, sospensioni del lavoro o riduzioni dell’orario per cassa integrazione guadagni che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro intermittente.
  • quando il datore di lavoro  non ha effettuato la valutazione dei rischi in materia di sicurezza ed igiene sul lavoro.

L’assunzione può essere a tempo determinato o indeterminato.

Sia il contratto a termine che quello a tempo indeterminato possono prevedere:

  • obbligo di risposta alla chiamata: il lavoratore è obbligato a effettuare prestazioni lavorative quando il datore stesso le richiede. Oltre a percepire la retribuzione per le prestazioni svolte, gli è dovuta una indennità di disponibilità per il periodo nel quale non viene chiamato. Nel caso di impossibilità, il lavoratore è tenuto a informare tempestivamente il datore di lavoro, specificando la durata dell’impedimento. Per tutta la durata dell’impedimento il lavoratore non matura il diritto all’indennità di disponibilità.  Nel caso di mancata informazione, il lavoratore perde il diritto all’indennità per un periodo di quindici giorni, salvo diversa previsione del contratto individuale. Il rifiuto ingiustificato di rispondere alla chiamata può costituire motivo di licenziamento e comportare la restituzione della quota di indennità di disponibilità riferita al periodo successivo al rifiuto.
  • non obbligo di risposta alla chiamata: il lavoratore non si impegna contrattualmente ad accettare la chiamata del datore. Il lavoratore può pertanto rifiutare la chiamata e quindi percepisce la retribuzione solo per le chiamate accettate e  le prestazioni svolte. Il contratto deve indicare anche il preavviso a cui è tenuto il datore di lavoro per la chiamata del lavoratore che non può essere inferiore a un giorno lavorativo.

Si possono  stipulare contratti di lavoro a chiamata:

  • per lo svolgimento di qualsiasi attività se il lavoratore ha una età inferiore a 24 anni o superiore a 55.
    Le prestazioni a chiamata si devono comunque concludere entro il compimento del 25mo anno;
  •  senza limiti di età se:   
    • la mansione che il lavoratore svolge è individuata dal ccnl applicato in azienda o da accordi aziendali sottoscritti con le OO.SS.
    • manca la regolamentazione del ccnl, ma l’attività da svolgere è indicata nella tabella del  Regio decreto 2657/1923.

Per il resto dei casi non è possibile fare ricorso al lavoro intermittente.

L’assunzione e la cessazione  dei dipendenti col contratto intermittente deve essere comunicata telematicamente utilizzando il modello Co-Unilav.

Inoltre, prima dell’inizio della prestazione lavorativa (o di un ciclo di prestazioni di durata non superiore a 30 giorni), il datore di lavoro è tenuto ad inviare un’ulteriore comunicazione amministrativa all’INL (vedi istruzioni operative).

La comunicazione può essere effettuata anche nello stesso giorno di inizio dell’attività, purché antecedente all’effettivo impiego del lavoratore e deve contenere:

  • i dati identificativi del lavoratore;
  • i dati identificativi del datore di lavoro;
  • la data di inizio e fine della prestazione lavorativa cui la chiamata si riferisce.           

In caso di violazione degli obblighi di comunicazione all’INL, si applica la sanzione amministrativa da euro 400 ad euro 2.400, in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione.

La sanzione si applica con riferimento a ogni lavoratore e non per ciascuna giornata di lavoro per la quale risulti inadempiuto l’obbligo di comunicazione preventiva.                        

Ad eccezione dei settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo, il contratto di lavoro intermittente è ammesso, per ciascun lavoratore con il medesimo datore di lavoro, per un periodo complessivamente non superiore a 400 giornate di effettivo lavoro nell’arco di tre anni solari.

Attenzione perchè in caso di superamento delle 400 giornate, il rapporto si trasforma in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato.

Per le prestazioni effettuate, i lavoratori a chiamata hanno diritto a percepire una paga oraria non inferiore a quanto previsto dal ccnl per un lavoratore di pari livello assunto con un’altra tipologia di contratto di lavoro subordinato.

In caso di malattia professionale e infortunio sul lavoro trovano applicazione le disposizioni per il lavoro subordinato, se questi eventi si verificano durante la chiamata.

Gli assegni familiari spettano per i periodi in cui il lavoratore presta attività lavorativa.

Spetta anche l’indennità di malattia, ma con trattamento differenziato a seconda che il lavoratore sia o meno obbligato alla risposta:

  • senza obbligo di risposta: durante la prestazione lavorativa spetta l’indennità tenendo conto che le singole chiamate devono considerarsi come singoli rapporti a tempo determinato (si applicano perciò i limiti di indennizzo previsti per i contratti a termine ed il diritto all’indennità si estingue al momento della cessazione dell’attività lavorativa);
  • con obbligo di risposta: durante la prestazione lavorativa spetta l’indennità, utilizzando la retribuzione giornaliera relativa alla media della retribuzione percepita per la prestazione resa prima dell’evento e per tutta la durata in cui era prevista la prestazione lavorativa; se la malattia va oltre la durata prevista della prestazione lavorativa, la restante indennità sarà calcolata utilizzando l’indennità di disponibilità.

Per la maternità vale quanto detto sopra per l’indennità di malattia, tenendo però presente che:

  •  per il congedo di maternità l’indennità è corrisposta per tutta la durata dell’evento, purché lo stesso abbia inizio durante il periodo di svolgimento dell’attività, ovvero entro 60 giorni dall’ultimo lavorato;
  • per il congedo parentale l’Inps ha precisato che valgono le disposizioni previste per il part time verticale. Devono pertanto essere indennizzate (30% della retribuzione che la lavoratrice/lavoratore percepirebbe qualora non si astenesse) soltanto le giornate di previsto svolgimento della chiamata (comprese le festività cadenti nel periodo di congedo parentale richiesti).

Infine anche la Naspi spetta, a determinate condizioni. L’Inps ha fornito chiarimenti  con la circolare 142/2015 e con il recente messaggio 1162/2018.

 

Martina CAVUOTO

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