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PER I LICENZIAMENTI LE 6 MENSILITA' NON BASTANO PIU'

Con la sentenza n. 118/2025, la Corte Costituzionale ha annullato il limite massimo di sei mensilità previsto per le indennità risarcitorie nei licenziamenti illegittimi nelle imprese con meno di 15 dipendenti.

IL CASO

Il Tribunale di Livorno è stato adito da una lavoratrice, assunta in tutele crescenti,   licenziata  dopo sei anni di servizio senza aver ricevuto la prescritta lettera di contestazione prima del provvedimento espulsivo.  La lavoratrice inoltre non aveva  mai subito in precedenza alcun rilievo disciplinare.

L’azienda, con meno di 15 dipendenti ma con un fatturato di oltre 4,7 milioni di euro, avrebbe dovuto corrispondere per il licenziamento ritenuto illegittimo e  secondo la normativa in vigore, una  indennità massima di sei mensilità nonostante le gravi violazioni procedurali.

IL PROBLEMA COSTITUZIONALE

L’articolo 9 del Jobs Act (Dlgs. 23/2015) prevedeva infatti per le imprese al di sotto dei 15 dipendenti una doppia compressione della indennità risarcitoria: dimezzamento dell’indennità ordinaria più un tetto invalicabile di sei mensilità.

Il giudice di Livorno aveva sollevato questioni di legittimità costituzionale di questa previsione.

In particolare si obiettava che le mensilità dell’indennizzo previste per le piccole imprese (da 3 a 6 mensilità) fossero immotivatamente esigue se confrontate con quelle previste per le imprese al di sopra dei 15 dipendenti (da 6 a 36 mensilità).

IL MONITO INASCOLTATO

Nel 2022 la Consulta aveva già rilevato il problema, dichiarando la questione inammissibile ma solo in quanto di competenza del potere legislativo.

Aveva però contemporaneamente invitato il legislatore ad intervenire, avvertendo che  una ulteriore inerzia non sarebbe stata più tollerata.

A distanza di oltre due anni senza alcun intervento normativo ed avendo il Tribunale di Livorno nuovamente sollevato la questione, la Cassazione ha provveduto in merito.

LA SENTENZA

La sentenza ha eliminato il tetto massimo di sei mensilità, mantenendo però il dimezzamento.

Il dimezzamento infatti, operando su forbici ampie, consente al giudice di modulare il risarcimento.

Il tetto rigido delle sei mensilità,  costituiva invece secondo la Suprema Corte una forbice troppo stretta ed  impediva di adeguare l’indennità alla specificità del caso, violando il principio di uguaglianza e la dignità del lavoratore.

 PRINCIPI COSTITUZIONALI ALLA BASE DELLA SENTENZA

La sentenza si fonda su diversi principi costituzionali:

  • il principio di uguaglianza;
  • la tutela del lavoro come diritto fondamentale di libertà;
  • la dignità del lavoratore come limite all’iniziativa economica dell’azienda;
  • e la Carta Sociale Europea che garantisce un congruo indennizzo per i licenziamenti illegittimi.

LE CONSEGUENZE PRATICHE

Eliminato il tetto, i giudici applicheranno il dimezzamento (riduzione da 36 a 18 mensilità) ma senza il limite massimo delle sei mensilità.

Quindi per i licenziamenti illegittimi nelle aziende con meno di 15 dipendenti,  per gli assunti post 7/3/2015 le indennità potranno ora variare a discrezione del giudice da un minimo di 3 ad un massimo di 18 mensilità.

Nello stabilire la sanzione, il giudice valuterà anche anzianità del lavoratore, dimensioni economiche reali dell’azienda (vedi: fatturato e bilancio), gravità del vizio e condizioni delle parti.

L’AUSPICIO DELLA SUPREMA CORTE

La pronuncia riguarda un gran numero di piccole imprese italiane ed assegna al giudice la facoltà di stabilire un risarcimento adeguato e personalizzato entro i nuovi limiti sopra evidenziati.

Come riconosciuto dalla stessa Corte,  il quadro normativo era già fortemente stratificato.

Con questa sentenza lo si complica  ulteriormente. 

La Corte ribadisce l’auspicio che il legislatore intervenga organicamente, superando il criterio esclusivo del numero di dipendenti. 

Orlando Dainelli
Consulente del Lavoro

 

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Immagine di yanalya su Freepik